Detenuti in scena nel carcere minorile di Cagliari
La libertà è una scelta che si impara recitando
CAGLIARI. Dal '93 i detenuti dell'unico Istituto penale minorile della Sardegna sono protagonisti di una significativa
esperienza: il teatro in carcere. Il merito è del direttore di allora, Sandro Marilotti, e di una compagnia
teatrale cagliaritana: Le Maschere Nere. L'iniziativa del carcere di Quartucciu (5 km da Cagliari) è: più
di una semplice attività ricreativa. «In un ambiente privo di libertà e di affetto come il
carcere minorile - spiega il cappellano, don Ettore Cannavera - il teatro è uno strumento importante.
Aiuta i ragazzi a levarsi quella maschera che nasconde paure e timidezza e a liberare un forte bisogno di
comunicare».
La risposta dei diretti interessati è stata ottima. «Sono riusciti a tirare fuori la parte migliore
di sé - prosegue don Ettore - quei sentimenti, quelle emozioni, quesi desideri per lungo tempo
tenuti nascosti. Questi ragazzi hanno avuto le ali tarpate, sono stati obbligati a mostrare il peggio di sé,
con la violenza, la droga, l'illegalità. Ed è davvero paradossale che ci sia stato il bisogno
di chiuderli in carcere, perché potessero trovare il modo di esprimersi. Su questo dobbiamo interrogarci».
Gisella Vacca, 33 anni, di Ovodda in provincia di Nuoro, è la regista di questa insolita compagnia:
«Il teatro porta queste persone in un mondo fantastico dove è più facile comunicare, incontrare
gli altri. Quelli che per loro sono diversi».
Nel gennaio del 1994 il primo spettacolo tra le mura del Minorile: «Folletti, giovani detenuti in cerca di
se stessi e degli altri». Un mese dopo, a Cagliari, la replica si rivela un autentico successo. Così viene
organizzata una tourneé: decine di spettacoli in giro per l'Isola. Intanto qualcuno degli attori finisce di
scontare la pena e deve dare il cambio ad altri detenuti.
«Dopo Folletti - racconta Gisella - ho deciso di offrire ai ragazzi l'incantesimo di una fiaba, forse per
restituire un pezzo d'infanzia che alla maggior parte di loro è stata negata».
E così è nata la nuova opera: Ladri di sogni.
Davide ha 22 anni, 4 dei quali trascorsi in carcere. Vive la sua infanzia in un centro a pochi chilometri da cagliari,
fra degrado sociale e strutturale. Appena adolescente indirizza le sue energie verso attività ai margini della
legalità, e la giustizia fa il suo corso. «Ho fatto tre anni all'Istituto Minorile di Quartucciu - racconta - e
quattro mesi nel carcere di Buoncammino. Li considero giorni buttati, ma per foruna sono riuscito a trovare degli
insegnamenti di vita, come il rispetto per me stesso e maggiore attenzione a doveri e responsabilità. Pochi
mesi dopo aver finito di scontare la pena al Minorile ho commesso un altro reato. Avevo già diciotto anni,
così ho fatto quattro mesi a Buoncammino, il carcere di Cagliari. Un'esperienza durissima. Ma la cosa
più è successa al Minorile, quando ho conosciuto Le Maschere Nere».
La sua è la storia di una lenta presa di coscienza. «All'inizio - racconta - pensavo solo di fare qualcosa
di diverso, lì dentro. Ma poi gli esercizi con il corpo e la voce mi hanno interessato sempre di più».
Dopo sei mesi arrivò il mio primo spettacolo. «Un'esperienza indimenticabile. Il contatto con il pubblico
mi ha fatto capire - ricorda Davie - che con il teatro si possono scambiare emozioni. E questo mi ha appassionato
moltissimo».
Oggi per lui il teatro è diventato un'alternativa al carcere. «Ho ottenuto l'affidamento in prova ai
servizi sociali - spiega - grazie ad un programma elaborato dalle Le Maschere Nere e approvato dal Tribunale
di sorveglianza. La mattina lavoro, di pomeriggio faccio teatro e la sera frequento il Liceo Artistico. Gisella
e il suo gruppo mi hanno offerto la possibilità di provare con loro. E adesso stiamo preparando un monologo
basato sulle esperienze della mia vita. Un dramma che può aiutare la gente a riflettere».
Da Avvenire, 15 aprile 1998.