IL MESSAGGERO SARDO -
Dicembre 2004 - CULTURA
Pozzo sacro in Bulgaria un mistero archeologico sulle sponde del Mar Nero
di Andrea Mameli
Lo scoprì un'archeologa bulgara
negli anni Ottanta quando rilevò la straordinaria
rassomiglianza con i pozzi di Ballao e Paulilatino - Le
ricerche riprese nel 2003 da un'ingegnere cagliaritano
studioso di storia della Sardegna
Cosa ci fa a 45
km da Sofia un pozzo sacro identico a quelli sardi?
La
prima a chiederselo fu l'archeologa bulgara Dimitrina Mitova
Djonova, oggi in pensione, che all'inizio degli anni Ottanta
guidò un gruppo di ricerca nelle montagne ad ovest della
capitale. E per effettuare un raffronto visitò i pozzi sacri
di Ballao e di Paulilatino. I risultati della scoperta,
pubblicati nel 1983 con il titolo “Megalithischer
Brunnentempel protosardinischen Typs vom Dorf Gârlo, bez.
Pernik” (“Tempio a Pozzo megalitico protosardo presso
l'abitato di Gârlo, frazione di Pernik”) passarono
inosservati. Quattro anni dopo la studiosa, invitata a
Selargius per il convegno internazionale di Archeologia “Un
millennio di relazioni fra la Sardegna e i Paesi del
Mediterraneo”, a causa della Guerra Fredda e del clima
suscitato dalle inchieste sull'attentato al Papa (e relativa
pista bulgara) fu trattenuta in patria. La sua relazione
“Elementi architettonici proto sardi nella penisola balcanica”
giunse comunque al simposio suscitando scarsissimo interesse.
Le ricerche di Massimo Rassu
Solo nel 2003 un
ingegnere cagliaritano, studioso di storia della Sardegna,
volle ripercorrere i passi della Djonova.
Fu così che
Massimo Rassu, autore di “Shardana e Filistei in Italia”
grazie al prezioso aiuto di Alessandro Calia (vicepresidente
dell'associazione culturale “Sardica” di Sofia) riuscì a
visitare il sito archeologico. Prima dei Greci e dei Romani
quell'area fu abitata dai Traci, che non hanno lasciato nulla
di simile al pozzo di Gârlo. “Questo reperto – spiega Massimo
Rassu – costituisce un'autentica anomalia archeologica e fino
all'anno scorso era sconosciuto agli stessi bulgari”.
I
risultati della spedizione sono stati pubblicati sul numero
101 della rivista dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia
di Cagliari Informazione (da cui sono tratte le immagini che
pubblichiamo) con il titolo “I pozzi sacri in Sardegna e in
Bulgaria, dopo tremila anni un collegamento da spiegare”,
disponibile in Internet all'indirizzo:
www.ingegneri-ca.net/informazione/101/info101-f.html
Quali
impressioni ha ricavato da questo sopralluogo in
Bulgaria?
“I pozzi sacri sardi – continua Rassu – sono
costruzioni sotterranee con camera interna circolare e cupola
aggettante, o tholos. Questo di Gârlo è proprio simile a
quello di Ballao: “Sa Funtana Coberta”. E stando al suo
interno per un attimo ho avuto l'impressione di essere in
Sardegna”.
Vi è dunque qualcosa in comune?
“Queste
similitudini che possono interpretarsi come base di un culto
comune: quello delle divinità legate alle sorgenti
sotterranee”.
Possiamo anche affermare che i
costruttori furono gli stessi?
“Il problema non è semplice.
Escludendo la possibilità che due popolazioni culturalmente
diverse e geograficamente molto distanti abbiano risolto il
problema idrico allo stesso modo, si può ipotizzare una
qualche relazione storica tra esse. Ciò potrebbe significare
che i Sardi si recarono in quelle aree. O che gli antichi
abitanti della Bulgaria giunsero fino alla Sardegna. Oppure
ancora, che una terza popolazione possa aver visitato entrambe
in tempi diversi. Estendendo questa analisi ad altre civiltà
si scopre che la tipologia costruttiva di fonte, pozzo,
cisterna circolare con falsa cupola e a cui si accede tramite
una scala è presente in altre aree che si affacciano sul
Mediterraneo: Palestina, Creta, Grecia e Turchia. Le
somiglianze sono tali da poter affermare che quelli presenti
in Sardegna non sono elementi esclusivi dell'Isola”.
Si
può avanzare qualche ipotesi?
“Per alcuni autori stranieri,
questo tipo di architettura è di origine micenea. Ad esempio,
nell'Egeo esistono almeno trenta edifici a cupola con
dimensioni simili a quelle dei pozzi sacri sardi”.
Ma in
Sardegna si contano oltre cento pozzi sacri. Questi numeri non
dovrebbero significare qualcosa? “No. Innanzitutto il numero
delle costruzioni presenti in Sardegna classificate come pozzi
sacri sarebbe da verificare. Solo una decina di questi è stata
adeguatamente portata alla luce e studiata con tecniche
moderne, mentre non si sa con certezza quanti dei circa
novanta restanti siano stati pozzi realmente “Sacri”. In
secondo luogo i pozzi presenti a Creta, in Grecia, in
Palestina e questo di Gârlo, sono stati datati tra il 1450 e
il 1100 a.C. ossia almeno tre secoli prima di quelli sardi.
Infine l'attuale superiorità numerica dei pozzi sacri sardi
non riveste valore di prova scientifica, dato che non siamo in
grado di dire con certezza chi è venuto prima. Infatti, se
consideriamo ad esempio lo stile Neoclassico, che nacque
nell'Europa napoleonica, la sua massima diffusione si può
riscontrare negli Stati Uniti”
In Bulgaria ha avuto
modo di conoscere l'archeologa Dimitrina Mitova
Djonova?
“Certo. Con l'aiuto di un giovane sardo,
Alessandro Calia, e della moglie Pavlina Todorova, in veste di
interpreti, ho potuto avere un interessante scambio di
opinioni su questi temi. La studiosa mi ha rivelato che sta
ultimando un nuovo studio sui contatti tra la Sardegna e la
Bulgaria nell'antichità e ha espresso il desiderio di poter
visitare di nuovo l'Isola e conoscere altri
ricercatori”.
In un saggio Dimitrina Mitova Djonova sulle
migrazioni dei popoli semiti nei territori dell'attuale
Bulgaria, pubblicato in “Bulgarians and Jews”, la migrazione
dei Sardi verso le aree dell'Asia Minore viene evidenziata dai
“toponimi etnici” che iniziano per Sard o Serd. In Lidia gli
abitati di Sard e Sardis. In Misia la città di Sardesos e la
montagna di Sardene. In Tracia dalla località di Serdi o
Sardi. E l'antico nome di Sofia, capitale della Bulgaria? Era
Serdika o Sardika.